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Buona sanità

2013

Applicazione del braccialetto identificativo al paziente degente nell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Costringere un paziente ad indossare un braccialetto identificativo solo non molto tempo fa sarebbe stato considerato un comportamento discriminatorio e anche politicamente scorretto. Oggi, fortunatamente, questi pregiudizi (dettati da retaggi storiografici) sono scomparsi e anzi l’identificazione corretta del paziente è considerata un buon viatico per evitare errori nelle medicazioni, nelle trasfusioni, negli esami, così come procedure sulla persona sbagliata ed errori nella dimissione. Non a caso studi di letteratura hanno evidenziato come l’introduzione di braccialetti identificativi contribuisca a migliorare la sicurezza delle procedure cliniche e assistenziali, purché l’anagrafica riportata sia completa, le informazioni corrette e facilmente comprensibili e vi sia una standardizzazione delle informazioni riportate e della tipologia di braccialetti adottati. Seguendo queste indicazioni, e basandosi su una delibera della Regione Emilia Romagna (1706/09), nel maggio del 2011 l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma ha dato il via al progetto “Applicazione del braccialetto identificativo al paziente degente”, con l’obiettivo di sperimentare e introdurre nelle UU.OO. aziendali l’uso del braccialetto identificativo quale buona pratica per ridurre gli errori legati alla non corretta identificazione del paziente, e di permettere la verifica dell’identità del paziente prima dell’effettuazione delle prestazioni terapeutiche. La sperimentazione del progetto, durata 15 giorni, è stata realizzata in due Strutture di Degenza del Dipartimento Chirurgico e successivamente (da gennaio 2012) estesa a tutti i pazienti che accedono al Pronto Soccorso (circa 84.000 pazienti all’anno). Grazie a questa modalità di attribuzione del braccialetto identificativo in sede di triage al Pronto Soccorso, tutti i pazienti ricoverati in urgenza dal Pronto Soccorso giungono nelle UU.OO. con il braccialetto al polso. Nel frattempo sono state portate avanti attività informative e formative per cittadini e professionisti. Per testare la fattibilità del progetto e misurare le opinioni dei professionisti, nel marzo-aprile del 2012 è stato anche somministrato un questionario pilota agli operatori del Dipartimento di Neuroscienze. Gli operatori sanitari che hanno restituito il questionario sono stati 93 su un totale di 138 contattati, ovvero pari al 67%.  Il 73,1% degli operatori ha dichiarato che il braccialetto identificativo rappresenta un utile strumento per prevenire il rischio di errore da non corretta identificazione del paziente. Ma dall’indagine è emerso anche che, nonostante questa consapevolezza, lo strumento non é ancora utilizzato appieno. Solo il 24,7% infatti dichiara di controllare il braccialetto ogni volta che effettua una prestazione, il 44,1% in parte mentre il 31,2% dichiara di non controllarlo affatto. Un dato particolarmente rilevante, infine, è che il braccialetto identificativo, secondo i professionisti che lo utilizzano, si è dimostrato efficace per l’intercettazione di “quasi eventi”. Questa esperienza è stata presentata fra le Buone Pratiche AGENAS Regionali nell’anno 2012. Da sottolineare, ancora, che l’Agenzia Sanitaria e Sociale regionale ha promosso, nel corso del 2012, la verifica dell’adozione degli strumenti di identificazione del paziente in tutte le Aziende sanitarie della regione, tramite lo strumento di rendicontazione aziendale (Bilancio di Missione) e di comunicazione alla cittadinanza.

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