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Buona sanità

2011

Garanzia dei tempi di attesa con priorità condivise

Provincia Autonoma di Trento Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Adeguare i tempi di attesa di ciascun cittadino al bisogno clinico che manifesta, garantendo un tempo di attesa massimo suddiviso per fascia di priorità. Il tutto grazie anche al prezioso contributo dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ospedalieri. Benvenuti a Trento, dove l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari ha deciso di affrontare con un approccio innovativo uno dei problemi più seri che attanagliano il servizio sanitario nazionale: quello delle famigerate liste attesa. Con un obiettivo prioritario, garantire dei tempi di attesa con priorità condivise. Il progetto ha preso forma più di 10 anni fa (precisamente nel 2000) quando, a causa del progressivo aumento dei tempi di attesa per accedere alle prestazioni specialistiche ambulatoriali, presso un Distretto dell’Azienda è stata realizzata un’esperienza pilota, che riprendeva un modello che prevede l’uso di raggruppamenti di attesa omogenei (RAO). Un modello ideato per facilitare l’applicazione di criteri di accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali non basati semplicemente sul criterio first-in first-out (il primo che arriva viene servito per primo) ma su criteri clinici espliciti e concordati grazie al coinvolgimento partecipativo e progressivo di medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ospedalieri, che hanno avuto il compito di concordare alcune “parole chiave cliniche” capaci di descrivere il grado di ‘bisogno diagnostico’ del paziente. Un bisogno che come “variabile dipendente” ha un suo corrispettivo tempo di attesa ritenuto “ragionevole”. In sostanza,  il percorso di coinvolgimento progressivo ha portato alla definizione di 3 categorie di priorità clinica (Rao A, max. 3 giorni di attesa dalla prenotazione, Rao B, max. 10 giorni, Rao C, max. 30 giorni), le quali consentono al medico che prescrive una prestazione di stabilire a priori, cioè al momento della prescrizione, il tempo di attesa ritenuto adeguato. Tale metodo permette di ridurre al minimo i tempi anche del medico di famiglia, che altrimenti, di fronte ad un paziente prioritario, sarebbe costretto a cercare telefonicamente il collega specialista per poter fissare un appuntamento in tempi ragionevoli. L’esperienza dell’APSS di Trento ha ottenuto nella fase di attuazione notevoli risultati. Il modello è stato infatti utilizzato per un vasto numero di prestazioni specialistiche ambulatoriali (circa 80), fino ad essere diffuso su tutto il territorio aziendale. E molti degli obiettivi sono stati raggiunti, a partire dall’aver garantito tempi massimi di attesa per priorità clinica (senza aumentare le prestazioni), e di aver ridotto l’invio dei pazienti in pronto soccorso. Inoltre questo progetto ha portato anche ad un aumento del confronto interprofessionale fra medici delle cure primarie e medici specialisti ospedalieri. E con il tempo si è assistito ad una progressiva diffusione del modello di accesso per priorità cliniche da un ambito distrettuale (120.000 abitanti) a tutto l’ambito aziendale (530.000 abitanti).

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