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Buona sanità

2011

Gestione del rischio clinico in laboratorio. Applicazione della FMEA/FMECA per la prevenzione degli errori in Anatomia patologica

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Oltre due decisioni terapeutiche su tre (in alcuni casi il 70%) si basano sui risultati degli esami di laboratorio e un errore anche minimo nel trattamento dei campioni, dal prelievo allo scambio di provette, può avere effetti gravissimi sulla diagnosi – ad esempio nel caso di tumori – e di conseguenza sulla cura del paziente. Ecco perché l'IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli (IOR) di Bologna ha avviato nel 2009 un progetto specifico per la gestione del rischio clinico nel laboratorio di Anatomia Patologica.

Per prevenire varie tipologie di errore, lo IOR di Bologna ha applicato il metodo Fmea/Fmeca (Failure Mode and Effect Analysis/Failure Mode and Critical Effect Analysis), una tecnica per identificare e prevenire problemi su prodotti o processi prima che insorgano. La Fmea è un'analisi qualitativa che definisce quello che potrebbe succedere se si verificasse un difetto, un'omissione, un errore, mentre la Fmeca aggiunge anche l'aspetto quantitativo, volto all'assunzione di decisioni operative. Utilizzato da oltre 30 anni in settori industriali come quello automobilistico o nucleare, dal 2001 il metodo è stato proposto dalla Joint Commission, l'ente indipendente che accredita e certifica negli Usa processi e organizzazioni sanitarie, anche come strumento per la prevenzione dei rischi in questo settore.

Nel caso specifico dell'IRCCS bolognese, lo studio si è proposto di analizzare con la Fmea/Fmeca il processo del trattamento dei campioni istologici per la diagnosi di patologie oncologiche di tipo ortopedico e per una corretta terapia post-chirurgica. Il macro-processo delle analisi istologiche è stato scomposto in 26 attività cui sono state associate 44 modalità di errore, e per ciascuna i potenziali effetti sul paziente, le misure di controllo e le cause. Ogni tipologia di errore è stata quindi valutata - per gravità, frequenza e rilevabilità - ed è stata classificata con un indice di priorità di rischio. In base all'analisi delle criticità riscontrate, l'IRCCS ha modificato l'attività del laboratorio. Ad esempio applicando una procedura interna per l'affiancamento e addestramento del personale medico neoassunto, rivedendo un'istruzione operativa di interfaccia tra i Servizi di Anatomia Patologica e di Radiologia per l'esecuzione di immagini radiografiche su sezioni isto-patologiche di tessuto osseo, informatizzando la richiesta di esecuzione di indagini radiologiche su sezioni di tessuto osseo e imponendo un doppio controllo del personale medico al momento della refertazione dei casi. Inoltre, grazie alla diminuzione di errori, sono stati ridotti i tempi di accettazione e trattamento dei campioni istologici.

La fase di test e di implementazione della procedura è durata un anno, dopodiché è stata applicata a regime da Anatomia Patologica ed entro il 2011 sarà estesa a tutte le altre diagnostiche di laboratorio. Prevista nel Programma aziendale di gestione integrata dei rischi 2009-2010 dell'IRCCS di Bologna, la tecnica è stata applicata in linea col manuale del ministero della Salute per la sicurezza in sala operatoria e con le linee guida regionali per la gestione del rischio nelle aziende sanitarie. Caso di successo, l'esperienza è stata anche oggetto di discussione al Convegno Exposanità di Bologna nel 2010 e al IV Forum Risk Sanità di Arezzo nel 2009.

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