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Buona sanità

2013

I Trigger tools: uno strumento rapido ed efficace del rischio clinico

Lazio Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Ridurre gli incidenti e gli errori ospedalieri e le conseguenti richieste di risarcimento. A questo contribuisce TRIGGER, progetto proposto nel 2012 dal Dipartimento materno-infantile e dalla Struttura Qualità e Gestione del rischio dell'Azienda Ospedaliera di Lecco.

L'iniziativa verte sull'area ostetrica, scelta considerando che la mappatura regionale degli incidenti indica che l'Ostetricia-Ginecologia in termini di frequenza è la quarta specialità  (8,6%) - dopo Ortopedia e Traumatologia (14,8%), Pronto Soccorso (14,3%) e Chirurgia Generale (9,6%) - in cui si verifica la maggior parte degli eventi che generano richieste di risarcimento da parte dei pazienti. In termini di importi liquidati, quest'area raggiunge invece il primo posto tra le Unità di rischio responsabili degli eventi.

L'Azienda Ospedaliera di Lecco ha preso come riferimento l'esperienza dell'Institute for Health Care Improvement che ha messo a punto una “Trigger Tool Methodology” per identificare con precisione gli eventi avversi e misurarne il tasso di accadimento. Tale metodologia consiste in un'analisi retrospettiva di un campione di cartelle cliniche utilizzando degli ‘indizi’ o ‘campanelli di allarme’ (i cosiddetti “trigger”) che possono essere indice di un possibile evento dannoso per il paziente. La metodologia è stata proposta nell'area ostetrica nel 2012 ed ha avuto come obiettivo quello di migliorare la sicurezza nell'area parto rendendo più efficiente il meccanismo di intercettazione degli errori.

I dati di letteratura mostrano come nelle Unità di cure intensive neonatali si verifichino tra i 19 e i 72 incidenti ogni 100 ricoveri: se espressi in giornate di degenza, gli incidenti variano tra 20 e 32. Nell'AO di Lecco dal 2008 al 2011 sono stati segnalati 504 eventi avversi o presunti tali a fronte di 1061 letti accreditati, oltre 30.000 ricoveri e quasi 3 milioni di prestazioni ambulatoriali all'anno. Con il meccanismo dell'incident reporting viene segnalato il 10-20% degli eventi avversi e di questi il 90-95% non causa danni al paziente. Ecco perché si è resa opportuna l'identificazione degli eventi che procurano danni ai pazienti, in grado di individuare e quantificare la gravità del danno e realizzare i cambiamenti necessari ad evitarli. Anche se non ancora definitivamente conclusa, dall'esperienza si sono già ottenuti alcuni benefici: è stata intercettata la totalità dei casi trigger (pari a 221 eventi), analizzati mediante schede predefinite dal gruppo di progetto e discusse dai professionisti per la decisione sul processo di audit. Nei primi mesi di lavoro è stato necessario mettere a punto l'intero meccanismo di intercettazione dei casi trigger e le modalità di analisi delle relative cartelle individuate per l'alta efficienza del sistema che è in grado di rendere palesi molti errori, anche senza che si sia verificato un danno ai pazienti.

Avviato a febbraio 2012, il progetto dovrebbe concludersi entro febbraio 2014. Si rifà alle linee di indirizzo Rischio Clinico del 2012 della Regione Lombardia e alla raccomandazione ministeriale per la prevenzione della morte o grave danno legata al parto. Realizzata in forma sperimentale, l'esperienza sarà a regime presumibilmente nel corso del 2013-2014 successivamente alla formazione in aula di tutti i professionisti.

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AZIENDA
  • AO Provincia di Lecco
DIRETTORE GENERALE REFERENTE

Cristina Curioni
Qualità e Gestione del Rischio

Rinaldo Zanini
Direttore Dipartimento Materno Infantile

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