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Buona sanità

2013

L’identificazione corretta del paziente ricoverato: l’esperienza dell’AO S. Maria Nuova di Reggio Emilia

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Un braccialetto con un codice a barre per identificare con sicurezza ogni paziente ricoverato in ospedale. È il metodo adottato dall'Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia per ridurre errori ed incidenti in corsia.

A febbraio 2010 l'Azienda ha introdotto in via sperimentale in alcuni reparti una nuova procedura di identificazione del paziente: all'atto del ricovero l'operatore sanitario ne effettua il riconoscimento attraverso la lettura del codice fiscale e successivamente stampa su un braccialetto identificativo autoadesivo l'anagrafica dell'utente associandovi un ‘barcode’, un codice a barre. Il braccialetto è di colore bianco, privo di lattice ed è protetto da un rivestimento impermeabile. Viene applicato al polso del paziente ed è abbinato al programma di gestione informatizzata della terapia che prevede l'identificazione del paziente attraverso la lettura del codice prima di somministrare il farmaco.

È riconosciuto che i braccialetti identificativi contribuiscono a ridurre gli errori, spiega l'AO Reggio Emilia, ma purché l'anagrafica sia completa, le informazioni corrette e comprensibili e vi sia una standardizzazione delle informazioni e della tipologia di braccialetti.

Il braccialetto è stato introdotto nei primi mesi del 2010 presso il reparto di Medicina interna e una degenza chirurgica (Oculistica): a distanza di alcuni mesi è stato verificato il gradimento della novità da parte degli operatori tramite questionario, raccogliendo anche suggerimenti e critiche. In questa fase sono stati distribuiti in totale 2500 braccialetti fra Medicina interna e Oculistica: coperto il 100% dei ricoverati. Dal questionario è emerso che per la totalità degli operatori lo strumento ha contribuito a migliorare l'identificazione del paziente, per il 93% il braccialetto è stato utile soprattutto se i pazienti non erano vigili o erano disorientati, per il 58% ha rappresentato un presidio per migliorare l'identificazione al momento della somministrazione della terapia. Percentuale, quest'ultima, che sale al 70% fra gli operatori di medicina interna che già utilizzavano il software per la prescrizione e somministrazione informatizzata del farmaco. Nel reparto chirurgico per l'82% degli operatori il braccialetto è stato utile per migliorare l'identificazione nel trasferimento in sala operatoria. Il 60% ha riportato che il braccialetto ha evitato errori di identificazione. Effettuata anche una verifica sulla tollerabilità del braccialetto: circa il 42% degli interpellati ha dovuto rimuovere il dispositivo, nella maggior parte per comparsa di eritema o prurito. Per superare questo problema è stato introdotto un nuovo braccialetto, fornito dalla stessa ditta, ma più sottile e in grado di migliorarne la tollerabilità al polso.

La novità – che ha ricevuto il "bollino verde" di buona pratica dall'Osservatorio Agenas – è stata preceduta da un corso di formazione per tutti gli operatori del reparto, mentre al paziente viene comunicata al momento del ricovero. Dato il successo riscontrato nelle due unità ospedaliere, l'adozione del braccialetto è stata poi estesa a tutte le unità di degenza. In più, anche altre aziende dell'Emilia Romagna hanno adottato simili braccialetti identificativi.

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AZIENDA
  • AO di Reggio Emilia
DIRETTORE GENERALE

Ivan Trenti
Direttore Generale

REFERENTE

Francesco Vercilli
Dirigente Medico

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