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Buona sanità

2011

La gestione del rischio clinico e la sicurezza dei pazienti

Emilia Romagna
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Ridurre i rischi e gli errori in ambiente chirurgico e al tempo stesso responsabilizzare gli operatori sanitari. Il tutto attraverso la predisposizione di un protocollo di verifica tramite la cosiddetta ‘Check List’ e relativi audit organizzativi. Ha deciso di puntare sulla gestione del rischio clinico l’Azienda USL di Parma, che nel dicembre nel 2009 ha dato il via ad un progetto sperimentale realizzato nel dipartimento Chirurgico dell’Ospedale S. Maria di Borgo Val di Taro che prevedeva, per un periodo di tempo di 6 mesi, l’introduzione in tema di rischio clinico delle ‘check list’ ministeriale per la sicurezza del paziente in sala operatoria, oltre alla scheda di ‘Incident reporting’ dell’Agenzia sanitaria dell’Emilia-Romagna, grazie alla quale i professionisti sanitari possono, spontaneamente, segnalare i cosiddetti ‘near misses’, i quasi eventi avversi, allo scopo di fornire una base di analisi per predisporre in futuro strategie migliorative. Sponsorizzata dal ministero della Salute, che la propone con tanto di manuale di accompagnamento e tre video visibili sul proprio sito internet, e modulata su quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la ‘Check List’ non è propriamente una legge: si tratta più che altro di “forti indicazioni”, concordate con le Regioni, sull’implementazione degli standard di sicurezza nelle sale operatorie e in tutte le procedure chirurgiche effettuate.  Al termine dei sei mesi di sperimentazione i risultati sono stati sorprendenti e hanno dimostrato che nel periodo di applicazione della ‘Check List’ c’è stato un azzeramento dei casi per quanto riguarda l’inquadramento dei pazienti, la sede operatoria e la sala operatoria. Inoltre l’utilizzo della scheda di ‘incident reporting’ ha consentito di evidenziare quattro possibili errori, due dei quali relativi alla somministrazione-sospensione dei farmaci. L’uso della Check list ha anche evidenziato il ruolo fondamentale svolto dall’infermiere in tutto il processo di accoglienza e cura, determinando nel personale maggiore consapevolezza e coinvolgimento. Tutto questo ha di fatto rappresentato un’occasione di crescita anche culturale, nonostante ci siano state alcune resistenze all’introduzione di questo strumento, rilevate tramite la lettura del questionario di gradimento. Diffidenze che tuttavia sono state neutralizzate grazie ad un esame dei dati in corso e anche al confronto tra unità operative. L’esperienza dell’AUSL di Parma, realizzata in forma sperimentale, è stata poi adottata in pianta stabile. E in prospettiva, i buoni risultati avvenuti in particolar modo sul versante della sicurezza del pazienti, fanno intravedere ottime prospettive dal punto di vista economico, se solo si pensa ai costi di eventuali contenziosi  per errori in fase di trattamento. A dimostrazione della valenza del progetto e delle sue potenzialità future, un abstract di questa esperienza è stato pubblicato al Forum del “Risk management” 2010 ad Arezzo.

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