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Buona sanità

2011

Letti scambiatori: la via italiana del programma Swing Bed una nuova possibilità per uno strumento antico

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Meno tempo di attesa al pronto soccorso e aumento dei ricoveri diurni a scapito di quelli notturni. Sono alcuni dei risultati raggiunti dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma grazie a un progetto avviato nel 2008 che ha introdotto in ospedale il programma di “swing bed”, ovvero quei letti ospedalieri che possono essere usati, secondo necessità, sia per pazienti critici che di lungodegenza.

Letteralmente “letti scambiatori” o flessibili, gli swing bed sono un concetto nato negli anni Sessanta negli Stati Uniti nell'ambito delle lungodegenze e degli ospedali rurali. Programmi simili, con conseguente modifica dell'organizzazione della struttura sanitaria, sono stati ripresi negli Usa negli ultimi anni e su questa scia si è collocato l'esperimento dell'ospedale parmense, che ha trovato negli swing bed la soluzione ideale per affrontare un “iperafflusso” improvviso riscontrato al pronto soccorso, sette volte maggiore dal 2008. Il bacino di utenza dell'Azienda ospedaliero-universitaria è di circa 400mila persone, con più di 40mila ricoveri ordinari e 80 mila accessi all'anno in pronto soccorso. In media, secondo le stime diffuse dalla AOU, circa il 20%  delle persone che accedono al pronto soccorso necessita di ricovero, con periodi di particolare criticità, come i mesi invernali, in cui si verifica un accesso superiore alla media con difficoltà nel reperire posti letto.

La via italiana dello swing bed, applicata con il progetto parmense, ha dimostrato che con soli 12 “letti scambiatori” è stato possibile attivare un circolo virtuoso che ha permesso di aumentare il flusso di malati da reparti per acuti a reparti di lungodegenza, incrementando i posti liberi per il pronto soccorso. In pratica l'AOU, grazie anche all'introduzione della figura professionale del “bed manager”, ha identificato 12 letti di lungodegenza aggiuntivi sotto la responsabilità dell'équipe medica di Lungodegenza Critica. Su quei letti sono stati trasferiti malati stabili, prossimi alle dimissioni. In questo modo è stato possibile liberare posti letto per malati post-acuti o post-terapia intensiva provenienti dai reparti per acuti e le unità ospedaliere di Medicina sono riuscite ad accogliere con ritmi più regolari i ricoveri dal pronto soccorso. Un circolo attivato in poco tempo, meno di quattro ore, e senza costi aggiuntivi.

Nel dettaglio, durante il periodo di attuazione del programma (dal 2008 al 2010) il numero dei ricoveri diurni è aumentato dell'80%, con una riduzione dei tempi d'attesa per il posto letto del 18% e una conseguente riduzione del numero di ricoveri notturni. Il progetto ha portato anche a un risparmio per l'Azienda: in passato episodi “critici” simili venivano infatti fronteggiati in vari modi. Ad esempio aumentando medici e paramedici, incrementando gli ambulatori di accettazione e triage, creando nuovi reparti per pazienti critici a tempo determinato con assunzione temporanea di nuovo personale medico e infermieristico, oppure ancora trasferendo alcuni pazienti in ospedali di province limitrofe. Approcci non solo di parziale efficacia, ma che risultavano soprattutto costosi, poco flessibili e richiedevano uno sforzo organizzativo notevole.

Caso di successo, l'esperienza dell'AOU di Parma è stata citata nella pubblicazione “'Letti scambiatori': la via italiana del programma 'Swing Bed'. Una nuova possibilità per uno strumento antico” sulla rivista Internal and Emergency Medicine.

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