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Buona sanità

2011

Percorsi diagnostico terapeutici: una strategia condivisa per migliorare l'adesione alle evidenze scientifiche

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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È ormai ampiamente dimostrato che esiste una considerevole variabilità nella gestione di pazienti con la stessa patologia. D’altronde le ricerche effettuate sugli interventi volti a migliorare la qualità dell’assistenza favorendo l’introduzione delle evidenze scientifiche nella pratica dimostrano che la sola diffusione delle evidenze (disseminazione di linee guida, corsi di formazione) dall’alto non è di per sé sufficiente a modificare i comportamenti, mentre sono più efficaci strategie multi-approccio, che prevedono il coinvolgimento delle parti in causa, l’analisi del contesto, l’identificazione delle barriere e degli aspetti che favoriscono il cambiamento e la definizione di misure correttive da parte di un team multidisciplinare composto da tutte le figure coinvolte. Va esattamente in questa direzione il progetto messo in campo dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che nel 2000 ha avviato un Programma aziendale sui Percorsi Diagnostico-Terapeutici (PDT), dove la collaborazione multidisciplinare/interprofessionale riveste un ruolo primario per garantire il sistematico trasferimento delle evidenze scientifiche nella pratica quotidiana. Passaggio essenziale, questo, per arrivare ad una migliore appropriatezza clinica. Frutto di un lavoro iniziato nel 1996, attuato nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute nel biennio 2000-2002, il Programma (costato circa 150mila euro) è stato successivamente inserito nelle attività istituzionali. In sintesi, la metodologia adottata per la realizzazione dei PDT prevede una serie di step: si parte dalla selezione della patologia, in base a criteri di rilevanza numerica, e dalla costituzione di un gruppo di lavoro multidisciplinare, per poi passare alla scelta del coordinatore e alla descrizione del Percorso diagnostico-terapeutico in un documento che esplicita gli obiettivi da perseguire. Fino ad arrivare all’applicazione del PDT (attraverso un set minimo di indicatori) e all’analisi periodica dei dati raccolti, per evidenziare i problemi incontrati nella realizzazione del percorso ed eventuali interventi correttivi. Complessivamente negli ultimi 10 anni sono stati realizzati 15 PDT, che hanno trattato oltre 7mila pazienti l’anno, coinvolgendo circa 200 professionisti di 40 unità operative diverse. Undici dei quindici percorsi implementati nel 2008 sono stati monitorati, e nel 70% dei casi hanno avuto un buon grado di adesione alle principali evidenze scientifiche. Nello specifico questi percorsi diagnostico-terapeutici hanno introdotto importanti cambiamenti organizzativi, concernenti l’allocazione dei pazienti nel reparto appropriato, l’esecuzione di test necessari, l’assegnazione di priorità di accesso e la valutazione accurata al triage. Fondamentali sono stati anche i cambiamenti introdotti a livello culturale, in quanto gli incontri frequenti e il grande lavoro svolto dal gruppo di lavoro multidisciplinare ha favorito la comunicazione, la condivisione e la coesione tra i professionisti e tra loro e la Direzione. Pur non essendo obiettivo del progetto quello della riduzione dei costi, bensì quello della maggiore appropriatezza delle cure, l’introduzione dei PDT ha consentito di ridurre sprechi, ridondanze, variabilità non necessaria e di ottimizzare l’uso delle risorse umane. L’esperienza dell’AOU di Parma, che negli ultimi due anni ha posto particolare attenzione alle patologie cronico-degenerative (ictus, scompenso, BPCO, diabete), è stata citata in diverse pubblicazioni nazionali e internazionali.

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AZIENDA DIRETTORE GENERALE

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Direttore Ricerca e Innovazione

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