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Buona sanità

2013

Percorso multidisciplinare per la gestione del piede diabetico

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Con l’aumento della sopravvivenza dei pazienti diabetici e con l’incremento dell’età media della popolazione generale, la patologia del piede diabetico è diventata la complicanza tardiva del diabete mellito con più rilevante peso sociale ed economico, considerato che è causa di lunghi periodi di cure ambulatoriali, di prolungati e ripetuti ricoveri ospedalieri e, purtroppo, anche di amputazioni. Circa il 15% dei pazienti diabetici presentano almeno una volta nella loro vita questa patologia, che rappresenta, tuttora, la causa principale di amputazione degli arti inferiori. Il 40-70% di tutte le amputazioni delle estremità inferiori è infatti correlata al diabete mellito. E numerosi studi epidemiologici sulla prevalenza delle amputazioni per patologia ischemica hanno confermato l’entità di tale complicanza. I costi conseguenti alla patologia del piede diabetico, inoltre, sono molto gravosi: l’onere economico di tutte le amputazioni nei diabetici è di circa 500 milioni di dollari l’anno, senza calcolare le spese per la riabilitazione E’ dunque evidente come sia difficile, anzi impossibile, per un singolo specialista (diabetologo, podologo, chirurgo), gestire ogni aspetto della prevenzione e del trattamento dei problemi del piede diabetico e che solo la combinazione multidisciplinare delle capacità dei vari specialisti consenta di ridurre la morbilità legata al piede diabetico. Va quindi letta in questo contesto la scelta della AUSL di Piacenza di dar vita, nel giugno del 2011, ad un “Percorso multidisciplinare sul piede diabetico”, con il chiaro obiettivo di razionalizzare e ottimizzare il percorso diagnostico terapeutico assistenziale relativo a questa patologia, potenziando la rete aziendale attraverso interventi multidisciplinari ed attivando un percorso di monitoraggio e di continuità assistenziale Azienda-territorio con lo scopo mirato di ridurre l’incidenza annuale delle amputazioni non traumatiche agli arti inferiori in pazienti diabetici. Ispirandosi agli standard italiani di cura SID-AMD 2009-2011, il progetto ha coinvolto in particolare 4 unità operative (diabetologia, chirurgia vascolare, radiologia, ortopedia) e ha affidato il ruolo di ‘Care Manager’ alla figura del diabetologo, affiancato dall’infermiera della diabetologia, dove è presente un apposito ambulatorio cinque volte alla settimana, che oltre a svolgere consulenze urgenti e un day hospital per i casi più gravi organizza con cadenza periodica consulti multidisciplinari fra diabetologo, chirurgo vascolare, radiologo interventista e ortopedico per ottimizzare i percorsi diagnostico terapeutici. In sintesi, stiamo parlando di un’organizzazione capillare e interdisciplinare, dove la continuità assistenziale viene garantita grazie ai contatti con il medico di medicina generale, che ha prodotto risultati molto positivi. Confrontando infatti i risultati del 2011 con quelli del 2012 è emerso un miglioramento della tempestività nelle varie fasi del percorso, una riduzione dei giorni di degenza, una maggiore appropriatezza nelle prescrizioni dei presìdi ortesici e nelle visite di follow up e una riduzione delle amputazioni maggiori. E’ stata inoltre ottenuta un’integrazione delle attività degli specialisti, nel rispetto dell’appropriatezza clinica e dei tempi di esecuzione, con miglioramento degli esiti in termini di riduzione del numero di amputazioni maggiori. Senza dimenticare una serie di vantaggi anche per gli specialisti: dal miglioramento della qualità del lavoro (anche dal punto di vista organizzativo), al riconoscimento dell’attività specialistica fino ad una maggiore soddisfazione professionale e a una significativa crescita culturale. Dopo una prima fase durata 12 mesi, l’esperienza sperimentale è stata adottata in forma stabile dall’Azienda.

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AZIENDA DIRETTORE GENERALE

Andrea Bianchi
Già Direttore Generale

REFERENTE

Donatella Zavaroni
Responsabile U.O.S. Diabetologia e Malattie Metaboliche

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