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Buona sanità

2011

Progettazione e produzione di uno scaffold cell-free biocompatibile da cute di donatore

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Curare le grandi ustioni o, più in generale, ricostruire non solo cute, ma anche tendini o cartilagine con un tessuto ingegnerizzato in laboratorio a partire da materiale biologico, quindi da un donatore, senza reazioni avverse nel paziente ricevente. È la nuova frontiera della medicina rigenerativa a cui ha lavorato, dal 2007 al 2009, l'Azienda USL di Cesena, che ha messo a punto un supporto, “scaffold” in gergo, decellularizzato e biocompatibile per la riparazione di tessuti.

Il progetto si inserisce in un contesto di commercializzazione da parte del mercato farmaceutico di molteplici sostituti cutanei, soprattutto sintetici o misti, scaffold dai costi non sempre sostenibili per le realtà pubbliche. La ricerca è stata quindi concepita per ottenere un sostituto biologico – a partire da tessuto cutaneo di un donatore certificato, così come stabilito nell'attuale normativa su trapianti di organi e tessuti – ma sottoposto a trattamenti di rimozione cellulare che lo rendano biocompatibile, evitando il rigetto nei pazienti che lo ricevono.

Promosso e finanziato dai Centri trapianti nazionale e dell'Emilia Romagna, lo studio ha coinvolto oltre all'Azienda USL di Cesena anche l'IRCCS Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, l'Istituto Humanitas di Milano e l'Ospedale Sant'Orsola e Università degli Studi di Bologna.

Suddivisa in tre stadi (gli studi in vitro, gli studi ex vivo e la sperimentazione clinica), la ricerca ha consentito la messa a punto di un innovativo tessuto distribuito dalla Banca della Cute di Cesena su scala nazionale ad ospedali e case di cura pubblici e privati, dietro specifica richiesta. Oggi il tessuto prodotto è utilizzato clinicamente con successo soprattutto in due ambiti: quello dermatologico, per il trattamento di ferite gravi, e quello ortopedico per la riparazione della cuffia dei rotatori della spalla. I pazienti sottoposti all'innesto non hanno mai mostrato reazioni avverse, nemmeno nel tempo (il follow up finora è arrivato a due anni).

L'esperienza, spiega l'AUSL di Cesena, “ha dimostrato che l'ingegneria tessutale da sola, ma anche in sinergia con le terapie tradizionali può rappresentare un'innovativa ed efficacie arma terapeutica in alcune situazioni in cui le terapie standard non riescono da sole a portare a guarigione”, ad esempio su ferite cutanee croniche e particolarmente gravi. “L'ausilio dell'ingegneria dei tessuti – affermano i ricercatori – ha comportato in alcuni casi anche un aumento di efficienza a livello organizzativo e gestionale dei pazienti, dal momento che questi sono stati rivolti al trattamento con questo tipo di sostituto cutaneo ottenendo spesso buoni risultati anche in tempi ragionevolmente limitati”.

Risultati riconosciuti dal mondo accademico e scientifico internazionale, che hanno ricevuto premi importanti come quello per la migliore topic ricerca clinica assegnato a Roma nel 2008 in occasione del VII Convegno Nazionale dell'Associazione Italiana Ulcere Cutanee (AIUC), o il premio patrocinato dalla Lega italiana per la lotta contro le leucemie (LILT) per il miglior ricercatore e il miglior studio, consegnato al Simposio internazionale per le Biotecnologie nel 2010 a Rimini. L'esperienza è stata inoltre citata in pubblicazioni sul Journal of Orthopaedic and Traumatology e sul Journal Acta Vulnologica. Alla buona riuscita del progetto ha contribuito in particolare la professionalità degli operatori, coinvolti con percorsi di formazione che hanno previsto anche audit clinici organizzati dal Centro Grandi Ustionati e dalla Banca Regionale della Cute dell'Emilia Romagna.

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AZIENDA
  • AUSL Cesena
DIRETTORE GENERALE

Maria Basenghi
Già Direttore Generale

REFERENTE

Elena Bondioli
Responsabile Ingegneria e Terapia Cellulare

Davide Melandri
Direttore Centro Grandi Ustionati

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