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Buona sanità

2013

Ridefinizione di percorsi intraospedalieri: frattura del collo del femore come modello di integrazione tra Unità Operative

Basilicata Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Eseguire gli interventi chirurgici per la frattura del femore entro 48 ore dall'ingresso al Pronto Soccorso per almeno la metà dei pazienti. È l'obiettivo che si è posta l'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza con la ridefinizione del relativo percorso ospedaliero grazie a un progetto realizzato nel 2012.

Dal forte impatto sociale, la frattura di femore è una patologia in costante aumento per via del progressivo invecchiamento della popolazione. Rappresenta anche uno dei casi in cui la tempestività con cui viene effettuato l'intervento è una determinante fondamentale affinché il paziente recuperi la funzionalità dell'arto e non abbia complicanze dovute al prolungato allettamento. L'AO San Carlo ha rilevato che nel 2011 in media solo il 7% dei pazienti veniva operato entro 48 ore dall'ingresso in Pronto Soccorso, una percentuale al di sotto delle migliori performance registrate sul territorio nazionale dall'Istituto Superiore Sant'Anna di Pisa – del cui network fa parte anche la Basilicata – che indicano una media del 52%. Inoltre, analizzando un campione di cartelle cliniche di quei pazienti operati dopo le 48 ore, è emerso che nella maggior parte dei casi non c'erano motivazioni cliniche alla base del ritardo dei tempi di intervento. Al contrario è stato osservato che le criticità che portavano a procrastinare l'operazione stavano principalmente nei tempi delle consulenze interne e nella disponibilità delle sale del gruppo operatorio centrale.

Così l'Azienda Ospedaliera ha avviato una revisione di alcuni modelli operativi focalizzando l'attenzione sui tempi di trattamento chirurgico delle fratture di femore. In particolare è stato ridefinito il percorso del paziente stabilendo tempi massimi per ogni fase di intervento: 10 minuti per i passaggi fra codice triage e l'ingresso negli ambulatori del Pronto Soccorso (PS), due ore di tempo – dall'ingresso in PS – per l'iter diagnostico, comprese le valutazioni del traumatologo, dell'anestesista ed eventualmente del cardiologo. Il percorso ideato prevede poi una disponibilità h24 di una sala operatoria dedicata, allocata al gruppo operatorio del DEA, e il potenziamento delle risorse umane coinvolte: anestesisti rianimatori, cardiologi e infermieri di sala operatoria. Il progetto ha coinvolto anche radiologi e tecnici di radiologia d'urgenza, medici e tecnici di laboratorio d'urgenza, traumatologi, anestesisti rianimatori, infermieri dell'Unità ospedaliera di Traumatologia e Cardiologia.

La nuova organizzazione ha portato benefici tangibili registrati nel corso del monitoraggio trimestrale dell'esperienza. Durante la fase preliminare, da gennaio a marzo 2012, è stato tracciato il percorso d'urgenza per i pazienti e creato il team funzionale nel Pronto Soccorso. Da aprile a dicembre dello stesso anno si sono avuti i primi risultati: nel secondo trimestre del 2012 la percentuale di pazienti con frattura di femore operati entro 48 ore è salita al 27,3%, nel terzo trimestre al 59,1% e nel quarto al 63,9% (39 su 61). Complessivamente è calato il numero di giornate di degenza del paziente (da una media di 6,76 a una di 6,16 giorni rispettivamente nel 2011 e nel 2012), sono diminuite le ore di straordinario del personale infermieristico (dalle 2980 del 2011 per gli infermieri di Traumatologia alle 1965 del 2012) ed è stato registrato un aumento della produttività di tutta l'attività chirurgica per una maggiore fruibilità delle sale operatorie disponibili nel gruppo operatorio centrale. Sono state altresì rilevate nei pazienti meno complicanze broncopolmonari, tromboemboliche e lesioni da pressione.

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