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Buona sanità

2011

Sorveglianza e controllo delle infezioni correlate all'assistenza

Marche Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Nonostante i notevoli progressi nella conoscenza dei principali fattori di rischio delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e delle più efficaci misure di prevenzione, l'incidenza delle complicanze infettive in ambiente ospedaliero continua ad essere un problema rilevante, che incide negativamente sulla qualità dell'assistenza e sulla gestione economica dell'ospedale. Per questo nel 1998 l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Ospedali Riuniti “Umberto I – G.M. Lancisi – G Salesi”, nelle Marche, ha deciso di avviare una strategia di sorveglianza, prevenzione e controllo, articolata in 4 diversi progetti: obiettivo cercare di porre un freno alle infezioni ospedaliere, che ogni anno in Europa colpiscono 4 milioni di persone (37mila le vittime). Per avere un’idea, solo gli incidenti stradali mietono lo stesso numero di vittime nei 27 paesi dell’Unione Europea. E la situazione italiana non è certo migliore. Nel nostro paese, infatti, il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, e questa percentuale si traduce in circa 450mila-700mila infezioni (4.500-7.500 i decessi stimati). Così l’AOU di Ancona ha attivato il suo progetto nel ‘98 decidendo di partire con la sorveglianza attiva delle infezioni del sito chirurgico, realizzata attraverso una revisione bisettimanale delle cartelle cliniche dei pazienti ricoverati sottoposti ad intervento chirurgico e un monitoraggio degli esami colturali eseguiti su tamponi delle ferite chirurgiche. Successivamente è stata affrontata la questione della razionalizzazione dell’uso degli antibiotici nella profilassi pre-operatoria, grazie alla costituzione di un gruppo multi‐disciplinare (medico igienista, infettivologo, chirurgo, farmacista) che ha provveduto al censimento dei protocolli di antibiotico-profilassi adottati nei reparti chirurgici per le diverse tipologie di intervento. Fino ad arrivare, in fasi più recenti, alla verifica dei protocolli attraverso l’istituzione di un progetto di sorveglianza attiva. La terza fase del progetto ha invece riguardato la creazione di un protocollo aziendale condiviso per valutare l’entità del fenomeno delle infezioni delle vie urinarie associate al catetere (IVUAC), mentre la quarta si è occupata di monitorare e identificare i microrganismi multi resistenti, specie batteriche resistenti a più di una classe di antibiotici. Nel complesso molti sono stati i risultati raggiunti dal progetto messo in campo dalla Regione Marche. Innanzitutto il programma di sorveglianza Isc ha portato ad una diminuzione della degenza media post-operatoria, del costo medio di degenza, e a una riduzione delle infezioni del sito chirurgico. Inoltre l’azione di razionalizzazione sull’utilizzo degli antibiotici ha avuto come conseguenza una riduzione dell'uso inappropriato degli antibiotici del 58.85% nel periodo 2001-2008. E feedback positivi sono arrivati anche in merito al programma di sorveglianza delle Ivuac, considerato che la riduzione del ricorso alla cateterizzazione vescicale da 18.5 su 1000 giorni/catetere  nel 2005/2006 è passata a 9.2 su 1000/giorni catetere nel 2007/2008. Infine, il programma di sorveglianza della circolazione dei microrganismi multiresistenti ha prodotto un sensibile miglioramento dell’applicazione dei protocolli di isolamento per i pazienti colpiti. Questa esperienza, oramai diventata di routine per l’Azienda, era stata selezionata al Forum PA 2001 per la Regione Marche.

In generale, gli aspetti cui è stata data maggiore attenzione clinica nel progetto hanno consentito di standardizzare le procedure di assistenza ai pazienti, di assicurare in maniera pro-attiva un migliore standard di qualità delle cure e di rilevare prontamente eventuali eventi inattesi.

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