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Buona sanità

2013

Trasferimento all'APSS delle funzioni sanitarie svolte all'interno della casa circondariale di Trento

Provincia Autonoma di Trento Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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A partire dalla Legge n. 419 del 1998, nota come la cosiddetta “riforma sanitaria ter”, il Governo è stato delegato al riordino della medicina penitenziaria nel rispetto del principio del progressivo inserimento nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale del personale e delle strutture dell’amministrazione penitenziaria, prevedendo una sperimentazione di nuovi modelli organizzativi sulla base delle disposizioni previste. La fase sperimentale si è conclusa, per le regioni a statuto ordinario, con l’emanazione del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM 1/2008), che ha definito le modalità e i criteri per il trasferimento al SSN delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria. Attualmente sono dunque le Aziende sanitarie locali a garantire la salute dei detenuti e degli internati, al pari dei cittadini in stato di libertà. In tal senso la Provincia Autonoma di Trento ha puntualizzato e definito le nuove competenze con una delibera della Giunta Provinciale nel febbraio del 2011 (n. 169), approvando una specifica direttiva in materia di assistenza sanitaria ai detenuti, agli internati e ai minori sottoposti a provvedimento penale presso gli istituti penitenziari presenti sul territorio della Provincia. E’ proprio prendendo le mosse da questa delibera che l’APSS ha adottato un nuovo modello organizzativo, innovativo sia a livello nazionale che internazionale. Nelle prime fasi di attuazione la messa a regime dell’attività sanitaria, medico-infermieristica e assistenziale nella struttura carceraria di Trento ha incontrato alcune difficoltà, in particolare legate alla necessaria collaborazione col Ministero della Giustizia. Ma l’organizzazione di una serie di incontri tra gli attori coinvolti ha permesso di superare velocemente le iniziali criticità, grazie anche al buon clima organizzativo, alla motivazione delle persone coinvolte e al forte impulso dato al progetto dalla Direzione Generale. Da un punto di vista meramente organizzativo l’esperienza realizzata dall’Azienda sanitaria di Trento ha portato ad una migliore e più efficiente gestione all’interno della casa circondariale delle problematiche di salute dei detenuti, evitando spesso il loro trasporto in luoghi esterni di cura. La riduzione delle uscite dei detenuti, anche per problemi acuti, si è attestata a 200 uscite in meno rispetto all’anno precedente l’avvio del progetto. Da segnalare, inoltre, l’impostazione di un programma vaccinale per tutti i detenuti. Infine, il trasferimento delle funzioni sanitarie ha permesso di ridurre anche i costi relativi. Razionalizzando la spesa per i farmaci, vi è stata una riduzione di 15mila euro rispetto all’anno precedente. Tutte azioni virtuose che sembra siano state apprezzate anche dai detenuti, almeno a giudicare dalla percezione degli operatori, che tra l’altro si sono integrati tra loro in modo unitario e collaborativo. L’esperienza messa in campo dalla APSS trentina è stata successivamente adottata in forma stabile.

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