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Buona sanità

2013

Accettazione e dimissioni facili

Liguria Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Sostenere i pazienti fragili durante il percorso ospedaliero e post ospedaliero: è questo l'obiettivo del progetto “Accettazione e Dimissione facili” avviato a inizio 2012 dall'Azienda sanitaria locale 2 Savonese e nato per rispondere al cambiamento demografico della popolazione residente – che tende all'invecchiamento – contestuale alla riduzione dei posti letto.

In Liguria le persone ultra-sessantacinquenni costituiscono il 25% della popolazione e l'indice di vecchiaia è pari a 2,31 (in Italia 1,77). A questo allungamento della vita corrisponde spesso il problema della mancata autosufficienza e dell'isolamento sociale dell'anziano. Tali circostanze hanno comportato l'aumento della richiesta di servizi come l'assistenza domiciliare sociale e sanitaria. Di qui l'idea che la creazione di una rete integrata fra ospedale e territorio potesse consentire al Sistema Sanitario di garantire una sanità sostenibile in un contesto demografico che porta ad investire, in un’ottica di risorse limitate, in servizi alla popolazione ‘fragile’. In fase progettuale l'ASL 2 Savonese ha tenuto conto dei modelli di ‘bedmanagement’ già presenti in Italia, realizzando un'esperienza di comparazione con l'Ospedale Meyer di Firenze.

L'integrazione della rete, insieme a soluzioni di gestione dei posti letto e all'assistenza domiciliare ad alta intensità di cure, sono il cuore del progetto dell'ASL savonese. L'obiettivo primario è ottimizzare la degenza del paziente e attivare servizi appropriati post ricovero. In base a questo percorso, all'ospedale di Savona viene garantita la presa in carico del paziente ‘fragile’ fin dal ricovero. Sia l'assistito sia la sua famiglia hanno da subito una figura di riferimento nel cosiddetto ‘bed manager’, che li affianca per tutto il periodo del ricovero fino alla dimissione. Il ruolo di questa figura è essenziale anche al fine di gestire il flusso dei pazienti e creare una più rapida ‘disponibilità’ di posti letto. Una volta dimesso, la ‘rete’ fra ospedale e territorio fa sì che il paziente non sia abbandonato. A quel punto scatta infatti l'attivazione dell'assistenza domiciliare ad alta intensità di cure. Questa continuità evita altri ricoveri ospedalieri per i pazienti con patologie evolutive irreversibili o che abbiano subìto gravi lesioni del sistema nervoso (centrale e periferico), che siano in fase avanzata di malattie neuromuscolari e respiratorie oppure ancora che siano nella fase terminale della vita.

Il progetto è stato avviato nel gennaio 2012 e, durante tutto l'anno, il personale infermieristico e medico del Dipartimento di medicina dell'ospedale di Savona ha frequentato un corso di formazione sul ‘bed management’ per costruire il percorso del paziente fragile: è prevista la valutazione delle situazioni di fragilità attraverso una scala ad hoc costruita sui parametri contenuti nella scala di BRASS.

L'assistenza domiciliare ad alta intensità di cura è caratterizzata dalla presenza nell'ASL 2 Savonese di un team di consulenti medici e infermieristici (team nutrizionale, team respiratorio e team trasfusionale) che, attivati dal Dipartimento di cure primarie, dal ‘bed manager’ o direttamente dai reparti ospedalieri e coordinati dalla direzione medica e infermieristica, si recano al domicilio dei pazienti per garantire prestazioni sanitarie ed evitare il ricovero ospedaliero. Una simile organizzazione ha consentito alla Azienda savonese un risparmio di giorni di degenza, e quindi anche economico, nonché un miglioramento della qualità dell'assistenza al paziente fragile e alla famiglia.

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