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Buona sanità

2011

Gestione anticipata della fragilità nel Distretto Sud-Est

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Essere anziani non deve necessariamente generare emergenze sanitarie difficili da gestire, soprattutto in una prospettiva di costante aumento dell’invecchiamento della popolazione italiana, fra le meno giovani d’Europa. È questo che ha spinto l’Azienda USL di Parma ad avviare nel 2005 un progetto volto ad intercettare in anticipo bisogni ed esigenze di questa fascia di popolazione per attuare misure di assistenza mirate.

Secondo le ultime rilevazioni diffuse da Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, nel 2060 gli ultra sessantacinquenni in Italia saranno quasi i due terzi della popolazione (il 31,7%) rispetto al 20% del 2010, mentre coloro che avranno più di 80 anni saranno il 14,1% rispetto al 5,8% dello scorso anno. Con Spagna e Germania, il nostro Paese sarà quello con più anziani che superano gli 80 anni. In questo contesto si è inserito il progetto per “la gestione anticipata della fragilità” nel distretto Sud-Est dell’Azienda sanitaria parmense, finanziato dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Parma.

Due le fasi principali del piano. La prima azione è stata quella di rilevare le principali caratteristiche (demografiche ma anche sociali e sanitarie) della popolazione anziana del distretto, in particolare degli ultra settantacinquenni, con l’obiettivo di individuare eventuali situazioni a rischio e di fornire, attraverso la conoscenza delle loro condizioni di vita e di salute, elementi utili alla programmazione socio-sanitaria per i Comuni e per l’AUSL. Parallelamente si è cercato di definire una metodologia di lavoro condivisa fra i medici di medicina generale e i servizi sociali volta a progettare azioni concrete. La rilevazione è stata condotta dal medico curante e dall’assistente sociale del Comune, che hanno compilato insieme una scheda di valutazione sull’assistito. Questa fase ha coinvolto 45 medici e 9 assistenti sociali che, dopo una formazione mirata, hanno valutato 3.138 anziani. Anche questi ultimi sono stati coinvolti con attività informative, in particolare attraverso le organizzazioni sindacali dei pensionati.

Dopo circa un anno e mezzo è stato possibile passare alla seconda fase del progetto: con lo stesso metodo è stato eseguito il follow up della popolazione esaminata in partenza, in collaborazione con il Dipartimento di Statistica dell’Università di Parma. L’elaborazione dei dati ha permesso di individuare i principali fattori della perdita di autosufficienza degli anziani e quindi l’identificazione ex ante di alcuni segnali di criticità. Più in generale, sottolinea l’AUSL di Parma, la valutazione degli anziani non noti ai servizi sociali è stato un elemento fondamentale per migliorare la conoscenza dei loro bisogni, soprattutto di quelli “potenziali”. Dall’esperienza, durata tre anni, ne è uscito rafforzato anche il rapporto fra medici e assistenti sociali, tanto che la segnalazione dei casi a rischio da parte dei medici agli assistenti è diventata una prassi consolidata. In particolare, nella fase di follow up è stato riscontrato rispetto all’anno prima un aumento del 30% delle segnalazioni ai servizi sociali e del 20% per quanto riguarda le prese in carico. Diminuiti invece del 7% i ricoveri in Casa Protetta.

Caso di successo, l’esperienza dell’AUSL di Parma è stata oggetto di due pubblicazioni: “La fragilità: conoscere per intervenire”, Prospettive sociali e sanitarie (2008) e “Anziani e fragilità: l’integrazione come risposta?”, Politiche Sanitarie (2010).

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