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Buona sanità

2013

Ottimizzazione dell’assistenza nelle demenze ad esordio presenile

Marche Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Il termine demenza, derivato del latino demens, "uscito di mente", contrassegna in psichiatria un grave processo di deterioramento delle facoltà intellettive, che solitamente colpisce gli over 65 e che arriva a coinvolgere circa il 30% delle persone sopra gli 80 anni. Ma ci sono casi in cui l’insorgenza della malattia avviene prima dei 65 anni: è allora lecito parlare di demenza ad esordio precoce. Delle problematiche assistenziali legate al deterioramento cognitivo ad insorgenza precoce, naturalmente di gestione complessa per molteplici motivi - primo tra tutti la salvaguardia della salute fisica e psichica del soggetto affetto da demenza in età non avanzata - si è occupata l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Ancona, che nel dicembre del 2011 ha fatto partire il progetto “Ottimizzazione dell’assistenza nelle demenze ad esordio presenile”. Con l’idea di raggiungere due macro obiettivi, da far viaggiare parallelamente: da un lato quello di garantire una ricerca speculativa di qualità che fornisca un contributo sostanziale alle tematiche ancora non risolte, attraverso la promozione della ricerca farmacologica e la partecipazione attiva alla sperimentazione clinica controllata di farmaci antidemenza; dall’altro, quello di lavorare sul versante dell’assistenza favorendo una collaborazione attiva multidisciplinare tra le diverse figure professionali (neuro-radiologo, medico di medicina nucleare, etc.) al fine di garantire una diagnosi accurata, promuovendo uno scambio con i medici di medicina generale nella gestione delle problematiche e, infine, coinvolgendo le associazioni di volontariato per coadiuvare le risorse disponibili. In questa direzione la strada intrapresa è stata quella di permettere alla persona affetta da deterioramento cognitivo afferente alla struttura di usufruire di strumenti diagnostici all’avanguardia per poter formulare una diagnosi eziologica precisa ed una terapia mirata, in accordo ai criteri diagnostici e alle linee guida internazionali. Il paziente potrà inoltre essere inserito in protocolli di ricerca clinica sperimentale e farmacologica. Infine, all’interno del progetto un’attenzione particolare è stata rivolta alla comunicazione della diagnosi e della prognosi al paziente ed ai caregiver, i quali possono affidarsi a diverse figure professionali capaci di garantire un supporto continuativo (neurologi e psicologi). Il progetto, che ha previsto al suo interno corsi di formazione sulle demenze per operatori, ha attenuto risultati sicuramente in linea con gli obiettivi progettuali previsti. In primis vale la pena sottolineare come questi interventi innovativi abbiano portato ad una riduzione dell’impiego immotivato di risorse e al tempo stesso ad un miglioramento della qualità assistenziale. Ma i risultati positivi sono emersi anche sul versante della produttività, grazie ad un aumento del numero dei soggetti in cura, a un incremento delle visite ambulatoriali e degli accessi al DH diagnostico, e su quello della appropriatezza organizzativa, dove si sono riscontrati meno accessi al Pronto Soccorso e la riduzione dei ricoveri inappropriati.

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