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Buona sanità

2013

Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali integrati come strumento di governo clinico per il miglioramento della qualità dell’assistenza

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2013
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Se ne parla e la si invoca da anni, oramai quasi da un decennio, come il rimedio perfetto per contrastare i tanti problemi sanitari, di bilancio e di gestione, che affliggono le complesse società moderne. Stiamo parlando della cosiddetta ‘continuità assistenziale’ tra ospedale e territorio, un processo virtuoso di integrazione che tiene insieme ospedali, Asl, specialisti, medici di famiglia ed infermieri con l’obiettivo di non lasciare solo il paziente e di garantirgli una elevata qualità dell’assistenza, razionalizzando e ottimizzando al tempo stesso le risorse esistenti. Non sempre, purtroppo, questo processo di integrazione ha dato i suoi frutti, a volte anche per via di reticenze al cambiamento delle singole categorie, preoccupate più di veder violata la propria autonomia che di voler ridurre i costi di gestione delle Aziende sanitarie. Ma come sempre accade nel Bel Paese, gli esempi virtuosi non mancano. Uno di questi arriva dall’Azienda Ospedaliera di Parma, che nel 2011 ha dato inizio al progetto “Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali integrati come strumento di governo clinico per il miglioramento della qualità dell’assistenza”, coinvolgendo l’AUSL cittadina, l’Università di Parma e più di 100 professionisti di vario tipo. Obiettivo, appunto, quello di porre al centro del sistema la persona, la famiglia e la comunità, spostando la logica dalla singola prestazione alla presa in carico e di promuovere e sviluppare un approccio di rete che veda integrato il sistema ospedaliero con quello socio-sanitario. Il tutto implementando a livello locale le linee guida, le raccomandazioni ministeriali e favorendo l’integrazione multiprofessionale, così da assicurare a tutti i pazienti con patologie specifiche ad elevata complessità una concreta continuità assistenziale. Seguendo questa impostazione metodologica si è deciso di costituire dei gruppi di lavoro multiprofessionali e multidisciplinari, tenendo conto anche delle interfacce fra strutture e servizi a sostegno della complessità clinico-assistenziale e diagnostica della patologia in oggetto, e di creare una struttura di coordinamento che supportasse i gruppi di lavoro nell’identificazione delle fasi del percorso e degli interventi appropriati. Inoltre è stata messa in piedi una struttura di comunicazione, per analizzare e affrontare le criticità emerse nella costruzione del percorso, predisporre la documentazione e organizzare le riunioni delle persone coinvolte, ed è stato attivato l’Audit, un sistema di monitoraggio dell’applicazione del percorso. La diffusione di questo approccio ha fatto sì che i nuovi percorsi diagnostici siano stati illustrati a tutto il personale sanitario attraverso convegni, intesi come strumenti informativi aziendali. La diffusione del percorso ha inoltre permesso un aumento dell’aderenza alle linee guida (LG), una maggiore rilevanza degli aspetti relazionali e del lavoro in rete per lo scambio efficace delle informazioni nei diversi momenti, una riduzione della variabilità di comportamenti non appropriati e una migliore comunicazione con il paziente, oltre all’esplicazione chiara ed esaustiva della diagnosi e delle azioni terapeutiche con gli eventuali fattori di rischio. Infine, all’interno di ogni percorso é stato predisposto un foglio informativo per ciascuna patologia presa in considerazione, da consegnare al paziente per migliorare la sua conoscenza e consapevolezza. L’esperienza realizzata è stata presentata fra le Buone Pratiche Agenas Aziendali nell’anno 2012. Da ultimo, è stato costituito il gruppo di studio osteonecrosi dei mascellari (GdSO) diffuso come modello in altre sedi regionali ed extra-regionali come richiesto dai rispettivi specialisti.

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AZIENDA DIRETTORE GENERALE

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Già Direttore Generale

REFERENTE

Giovanna Campaniello
Responsabile S.S.D. Governo Clinico e Gestione del Rischio

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