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Buona sanità

2011

Progetto Screening

Liguria Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Prevenire le infezioni sessuali attraverso una corretta informazione e un’attività di screening sul territorio, e in più cercare di evitare le situazioni di rischio infezione legate all’abuso di sostanze stupefacenti. È questo l’obiettivo con cui nel 2008 in Liguria la ASL 4 Chiavarese ha avviato il Progetto Screening.

Hiv, sifilidi, epatiti: la prevenzione è ormai un’arma solidamente riconosciuta per combattere queste patologie, soprattutto considerando la loro incidenza sulla popolazione di tutto il mondo. In Europa, ad esempio, gli ultimi dati estrapolati dal rapporto dello European Center for Diseases Control (Ecdc) indicano che il numero dei casi di malattie a trasmissione sessuale è in continuo aumento: oltre 344 mila casi nel Vecchio Continente nel 2009 e un incremento costante negli ultimi dieci anni. Le donne (60% dei casi) e i giovani tra 15 e 24 anni (75% dei casi) emergono come le categorie più a rischio. Numeri che tra l’altro sono destinati ad essere più alti, considerando che non tutti i casi vengono riportati correttamente dalle autorità e che le infezioni asintomatiche non sono rilevate anche se contribuiscono all'epidemia. Per quanto riguarda l’Aids in particolare, in Italia la diffusione dell'Hiv ha subito negli anni un drastico ridimensionamento, ma il virus – secondo gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità – si è creato un “piccolo regno” fondato proprio sulla bassa percezione del rischio da parte delle persone. Oggi si contano 3-4.000 nuove infezioni l'anno e 140 mila sieropositivi. In aumento ci sono soprattutto i casi di trasmissione per via sessuale.

Nell’ottica della prevenzione, così come indicato anche dalle linee guida nazionali sull’Hiv, la ASL ligure ha avviato un progetto di screening sierologico per malattie infettive a trasmissione sessuale o parenterale, con particolare attenzione anche verso colloqui pre e post test, mirati alla presa di coscienza di possibili problematiche infettive collegate all’abuso di sostanze stupefacenti. Proprio quest’ultima area di intervento, spiega l’ASL 4 Chiavarese, è stata ritenuta un passo fondamentale per affrontare il problema della prevenzione. Grazie a una formazione ad hoc impartita agli operatori sanitari, la persona è stata preparata al risultato del test, con risposte puntuali a domande e bisogni. Il paziente è stato anche gradualmente accompagnato nella comprensione e accettazione del proprio stato di salute e messo in grado di valutare le possibili fonti di contagio. Nell’ambito del progetto sono state fornite anche informazioni sulle infezioni ed è stato dato aiuto per affrontare eventuali situazioni di contagio o consigli per modificare il proprio comportamento a rischio.

L’esperienza della ASL non si è fermata alla fase di prevenzione, ma ha previsto altresì l’accompagnamento del paziente ad approfondimenti diagnostici e ad eventuali trattamenti farmacologici, qualora necessari. Seguendo questo “protocollo” è stato possibile arrivare a diagnosi precoce di patologie infettive correlate all’abuso di sostanze endovenose e comportamenti a rischio. Non solo, si è riusciti anche a prevenire infezioni e ad incoraggiare i pazienti verso trattamenti precoci riducendo così l’ulteriore possibile diffusione dell’infezione.

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