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Buona sanità

2011

Programma di screening uditivo neonatale universale

Emilia Romagna Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Implementare il programma di screening uditivo neonatale per identificare sin dalla nascita tutti i possibili casi di sordità infantile, che rischiano poi di ripercuotersi negativamente sull’acquisizione del linguaggio e sullo sviluppo cognitivo. L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma ha lanciato questo programma nel settembre del 2008, consapevole che l’età media di identificazione della sordità infantile (1-3 per mille) si aggira intorno ai 14-24 mesi, età considerata troppo elevata ai fini di una riabilitazione ottimale. E’ noto infatti che lo sviluppo del linguaggio in un bambino inizia con un periodo critico importantissimo, fin dai primi mesi di vita, in cui è fondamentale la presenza di strutture acustiche che fungono da catalizzatore per innescare il processo linguistico. L’importanza della tempestività dell’intervento terapeutico-riabilitativo è sostenuta da diversi studi che testimoniano gli effetti negativi che l’ipoacusia (diminuzione della percezione uditiva) ha sullo sviluppo del linguaggio, delle capacità cognitive e dell’apprendimento, con notevoli ripercussioni anche sul piano sociale. E’ stato inoltre ampiamente dimostrato che un intervento entro i primi sei mesi di vita può portare ad uno sviluppo linguistico e psico-motorio sovrapponibile a quello dei normoudenti e dei normocomunicanti. Prima dell’inizio del presente progetto, lo screening uditivo neonatale veniva effettuato all’interno dell’AOU di Parma esclusivamente sui neonati con fattori di rischio per sordità. Il presente progetto ha invece preso in considerazione l’implementazione di un programma di screening uditivo neonatale universale su tutti i nuovi nati presso il reparto di Ostetricia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e i neonati ricoverati presso la U.O. di Neonatologia. Nella fase preliminare del progetto (4 mesi) sono stati presi in considerazione tutti i neonati ricoverati nella terapia intensiva neonatale ed un campione random di ‘well-babies’. Mentre a partire dal 2009, il test di screening è stato introdotto nella pratica clinica e prende in esame tutti i neonati della U.O. Ostetricia e Ginecologia dell’AOU e U.O. Neonatologia (circa 2900 nati/anno). A distanza di 2 anni dall’implementazione del programma di screening, è stato testato il 98% di tutti i nuovi nati presso l’Ostetricia e Neonatologia: la percentuale di soggetti risultati affetti da deficit uditivo è stata dello 0,1%, mentre la percentuale di falsi positivi è stata del 4%. Da un punto di vista organizzativo, inoltre, l’implementazione dello screening ha permesso una migliore gestione dei bambini affetti da deficit uditivi, attraverso la realizzazione di un percorso clinico che dalla fase della diagnosi segue il bambino fino alla fase della terapia riabilitativa. Ed è’ stato anche previsto un percorso diagnostico per l’identificazione della causa della sordità con consulenza genetica alla famiglia per nati successivi. Infine l’identificazione precoce della sordità infantile ha permesso una riduzione dei costi sociali legati alla riabilitazione e all’inserimento sociale dei soggetti deboli di udito.

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