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Buona sanità

2011

Rianimazione aperta

Toscana Libro Bianco della Buona Sanità 2011
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Migliorare la qualità della degenza dei ricoverati in Terapia Intensiva e dei loro familiari, cercando di mettere la persona-paziente al centro del processo di cura e ricercando la migliore interazione fra sanitari, paziente e familiari per ottenere le migliori chances di guarigione. Un progetto ambizioso, evidente fin dal titolo, “Rianimazione aperta”, quello messo in campo dall’Azienda USL di Firenze, che nel febbraio del 2009 ha deciso la realizzazione di un progetto innovativo che prende spunto dalla rilevazione (realizzata attraverso un questionario specifico) dell’esigenza da parte di ricoverati in Terapia Intensiva e relativi familiari di poter passare più tempo accanto ai propri cari. L’Azienda ha così deciso di aprire ininterrottamente il reparto per più di 10 ore al giorno e di rivedere i criteri che regolano l’accoglienza in reparto e l’interazione con i pazienti e familiari, per mettere davvero il paziente al centro del processo di cura. Una strada, quella intrapresa dall’Azienda fiorentina, che è ancora poco diffusa ma che pian piano sta acquistando sempre più consensi. Sebbene, infatti, la maggior parte dei reparti in Italia applichi severe restrizioni di orario e le visite si possano ridurre dai 15 minuti all’ora giornaliera, in tutto il Paese ultimamente sta prendendo piede una sostanziale revisione delle politiche di apertura. Secondo gli ultimi dati resi noti al Congresso nazionale della Società Italiana di Anestesia Rianimazione Emergenza e Dolore (Siared), su 369 reparti censiti la media del tempo di visita in rianimazione è di 2 ore e 42 minuti ma ci sono diverse rianimazioni aperte 8/10 ore e alcune anche 24 ore. Tornando al progetto della USL toscana, l’implementazione della cosiddetta ‘Rianimazione Aperta’, che va ben oltre gli orari di accesso al reparto ma costituisce una modificazione forte dell’approccio clinico e terapeutico, ha rappresentato un radicale cambiamento che ha avuto conseguenze positive su tutta l’attività del reparto. Da un lato sui degenti e i loro familiari, considerato che la possibilità di un maggiore contatto si ripercuote sulla motivazione al miglioramento e sulla riduzione dello stress del ricovero in Terapia Intensiva, e dall’altro sugli operatori sanitari, che nonostante un maggior impegno lavorativo si sono sentiti  più adeguati e motivati nello svolgere la propria professione. Da un punto di vista pratico vi è poi stata una riduzione dell’utilizzo dei cosiddetti dispositivi ‘barriera’ (soprascarpe, copricapo, mascherina, camice monouso) utilizzati prima dell’esperienza e una drastica riduzione del numero di lamentele, critiche e osservazioni pervenute al direttore del reparto. Inoltre si ipotizza (ma non è ancora dimostrato) che ci sia stata, in seguito all’apertura del reparto, una riduzione del contenzioso medico-legale e anche un miglioramento delle relazioni fra pazienti-familiari e operatori. Infine miglioramenti sono stati percepiti anche su un piano strettamente clinico, grazie alla riduzione dei trattamenti futili e/o inappropriati e di accanimento terapeutico. Il coinvolgimento molto più esteso di pazienti e familiari ha infatti promosso scelte diagnostico-terapeutiche ragionate e concordate con paziente e familiari, evitando azioni inappropriate derivanti da preoccupazioni di medicina difensiva.

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AZIENDA
  • ASF 10 Firenze
DIRETTORE GENERALE

Luigi Marroni
Già Direttore Generale

REFERENTE

Armando Sarti
Direttore Rianimazione Terapia Intensiva

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