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FIASO sul rifiuto degli operatori delle strutture sanitarie pubbliche di sottoporsi alla vaccinazione anti COVID-19

Obbligo vaccinale per tutti, pena la sospensione e il licenziamento

30/03/2021 Area Tematica: Comunicati Stampa
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C.stampa

Il tema della adesione degli operatori sanitari alla vaccinazione COVID-19 è strettamente correlato alla necessità di garantire un luogo di lavoro e di cura sicuri e senza rischi di contrarre la malattia, sia per gli stessi operatori che per i pazienti. Dove si è fatto un uso estensivo della vaccinazione, per adesione volontaria, pur in assenza di statistiche ufficiali da parte dell’ente competente, il numero degli infortuni è sceso in modo drastico: nelle Aziende sanitarie con 2.000 dipendenti, si è passati da 100 infortuni contemporaneamente presenti a 5.

Rispetto alla possibilità di un intervento normativo da parte del Governo, che introduca l’obbligatorietà della vaccinazione per gli operatori sanitari, FIASO richiede con urgenza di:

-  prevedere l’obbligo di vaccinazione per tutti i dipendenti pubblici del SSN, per qualsiasi profilo o mansione e non solo per le categorie di coloro “che hanno diretto contatto con i pazienti” o “che eseguono vaccini”;

-  considerare il rifiuto della vaccinazione come non idoneità al lavoro nel SSN con conseguente sospensione temporanea, in seguito definitiva fino al licenziamento, escludendo la possibilità di ricollocazione organizzativa, piuttosto perniciosa in una fase di emergenza come quella attuale;

-  estendere l’obbligo di vaccinazione anche alle strutture sanitarie private accreditate o che intendano convenzionarsi con il SSN, quale requisito di accreditamento. 

FIASO ritiene, infatti, che il rifiuto di vaccinarsi da parte degli operatori delle strutture sanitarie rappresenti un tema centrale per la corretta gestione del rischio clinico e che vada affrontato come tale, con tutti gli strumenti a disposizione, in modo scevro da connotazioni di parte e orientato da un approccio gestionale.

È un fatto che si siano verificati e si stiano verificando tuttora focolai di contagi intra-ospedalieri, con i quali entrano in contatto pazienti già critici e fragili per la loro patologia, acuta o cronica, contagiandosi a loro volta. Ciò è vero soprattutto per le RSA o altre strutture residenziali, la cui missione è quella di assistere persone che non dovrebbero versare in stato di acuzie, in condizioni di socialità selettiva e confortevole.

Inoltre, allo stato della normativa vigente, non è possibile per il datore di lavoro conoscere lo stato vaccinale dell’operatore, al pari di ogni altra condizione fisica o clinica, se non per la parte delle sue eventuali conseguenze che si traducono in prescrizioni o limitazioni sul luogo di lavoro.

Occorre sottolineare che il datore di lavoro non può rendere obbligatoria la vaccinazione nell’ambito delle prescrizioni del Documento di valutazione di rischio specifico (DVR). Posto che lo stesso DVR dovrebbe essere rilasciato a seguito di contraddittorio e consenso assai improbabile da parte dei RLS aziendali, tale previsione equivarrebbe a far pesare sullo stesso datore di lavoro l’obbligo di assegnare il lavoratore inadempiente ad altre mansioni, che potrebbero non essere disponibili, generando sperequazioni all’interno della categoria professionale ed estreme rigidità dell’organizzazione rispetto all’utilizzo di professionalità già di per sé rare o comunque non abbondanti.

L’intervento normativo per il contrasto al rifiuto di vaccinarsi da parte degli operatori delle strutture sanitarie deve essere collocato all’interno del grande tema, tuttora non affrontato e sempre più urgente, della responsabilità gestionale e professionale in corso di pandemia. FIASO chiede che vengano riconosciute subito le condizioni di stato di necessità e di forza maggiore nelle quali stanno operando sanitari, manager e personale della filiera gestionale delle Aziende sanitarie e ospedaliere, gli enti del SSN impegnati nel contrasto alla diffusione della epidemia da COVID-19.

Se siamo in guerra, come dichiara il capo della Protezione civile Curcio, c’è bisogno di azioni forti e risolutive.

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