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Più servizi in Campania valorizzando le professioni sanitarie

30/01/2020 Area Tematica: Comunicati Stampa
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C.Stampa

Sarà perché le malattie croniche pesano sempre di più sui sistemi sanitari e impongono un cambiamento dei modelli di assistenza, sarà perché questi cambiamenti esigono maggiore attenzione per continuità, personalizzazione e prossimità dei percorsi di presa in carico di pazienti e familiari, il ruolo dei professionisti sanitari, infermieri e tecnici, diventa sempre più centrale per migliorare la qualità dei servizi sanitari offerti. D’altro canto le Regioni che escono da un lungo periodo di commissariamento, come la Campania, hanno ora la possibilità di concentrare le loro energie sul miglioramento dell’accesso e della qualità dei servizi, soprattutto per i pazienti fragili. E questo obiettivo richiede massima attenzione per il capitale umano e capacità di valorizzare al meglio ciò che tutte le figure professionali possono mettere a disposizione del sistema. Così, in Campania, i tecnici di radiologia promettono di portare nelle case di oltre 100mila persone non deambulanti gli esami radiografici essenziali, evitando a pazienti spesso anziani e con problemi cognitivi lo choc di trasferirsi in un luogo estraneo come l’ospedale. O, peggio ancora, di non eseguire controlli basilari per la prevenzione di complicanze. E ancora, l’informatizzazione dei dati sulle persone vaccinate, con l’implementazione dell’Anagrafe Vaccinale Regionale, ha permesso di raggiungere una copertura vaccinale con risultati migliori della media nazionale e con effetti positivi sulla qualità della vita dei pazienti, oltre all’abbattimento dei costi del SSN. L’ottimizzazione delle risorse umane ha ispirato, invece, la riorganizzazione del reparto di ostetricia della Clinica Mediterranea di Napoli, gestito esclusivamente da ostetriche, senza il supporto di personale infermieristico, spostato ad assistere i pazienti dove c’è più carenza e maggiore bisogno di loro.

Ma le professioni sanitarie vengono in soccorso anche di quell’arma fondamentale di tutela della nostra salute che è la prevenzione. E lo fanno nelle scuole, a cominciare dalla campagna per la lotta al tumore al della mammella, malattia che colpisce sempre più donne in Campania ma con tassi di mortalità inferiori rispetto al passato, grazie anche a visite preventive e a diagnosi precoci, frutto della diffusione della cultura della prevenzione.

Tutte buone pratiche che FIASO, la Federazione di Asl e Ospedali, insieme a Motore Sanità, ha messo a confronto il 30 novembre nel corso di un Focus all’Università Federico II di Napoli, patrocinato dalla Regione Campania e della Conferenza delle Regioni.

Progetti innovativi, che grazie al contributo di FIASO diventeranno modelli pilota da esportare anche in altre Regioni, sulla scia del decreto sulle professioni sanitarie che ha trasformato i collegi in ordini professionali, con conseguente valorizzazione di competenze e autonomie. “FIASO ha sempre sostenuto la promozione e diffusione delle buone pratiche organizzative, e ci sembra che questa sensibilità della Federazione sia particolarmente utile e necessaria in questo momento. Siamo ad un passaggio delicato per il SSN, sappiamo che la carenza di personale sollecita l’adozione di un piano di assunzioni, e finalmente si intravede qualche spiraglio a questo riguardo, per la prima volta da alcuni anni a questa parte. D’altro canto, proprio in questo momento, dobbiamo essere in grado di far tesoro delle esperienze territoriali che hanno già dimostrato di migliorare accessibilità e qualità dei servizi e di valorizzare le professionalità, utilizzando tutte le armi a nostra disposizione per rispondere di più e meglio ai bisogni dei cittadini e rendere più efficiente il sistema”, commenta il Presidente FIASO, Francesco Ripa di Meana.

Secondo Francesco Ripa di Meana “Le esperienze campane, così come quelle liguri che abbiamo presentato solo qualche mese fa, e di altre Regioni, dimostrano che dinanzi agli squilibri ai quali il sistema sta facendo fronte, con gli effetti dei provvedimenti sui pensionamenti e le carenze di specialisti, il management sta rispondendo con nuovi modelli organizzativi in grado di offrire soluzioni a problemi altrimenti insolutiIl riconoscimento delle competenze di tutte le figure professionali, l’investimento su nuovi profili professionali, la divisione tra carriere gestionali e professionali, così come l’utilizzo dei medici non specialisti ma abilitati alla professione e la piena stabilizzazione del personale di ricerca, sono tutti tasselli di una strategia complessiva che richiede una pluralità di azioni. Dobbiamo essere in grado di innestare la stagione di nuove assunzioni, che ci auguriamo si apra al più presto - conclude Ripa di Meana -, in questo contesto, investendo di più e meglio in formazione, a cominciare dai neo-assunti, valorizzando l’esperienza dei più esperti per favorire l’inserimento e la crescita di nuovi talenti”.

Le esperienze presentate a Napoli, legate dal comune denominatore della valorizzazione delle professioni sanitarie, si inseriscono pienamente in questo contesto.

La radiologia al domicilio di oltre 100mila pazienti fragili campani

Portare i servizi di radiologia a casa dei pazienti più fragili e nelle Residenze socio-sanitarie (Rsa), utilizzando una strumentazione portatile in grado di fornire radiografie con buona qualità di immagini e basso rischio di esposizione ai raggi, sia per i pazienti che per gli operatori sanitari, sfruttando la banda larga per il trasferimento delle immagini e la loro refertazione. È l’essenza del progetto di radiologia domiciliare illustrato da Bruno Accarino, coordinatore nazionale del collegio liberi professionisti SIRM, la Società italiana di Radiologia medica, che con la regione Campania conta di portare entro il 2020 gli esami radiografici basilari nelle case di oltre 100mila pazienti non deambulanti e affetti da più patologie, oltre che quelli a ricoverati nelle Rsa, negli hospice e ai detenuti nelle carceri regionali. “Si tratta di esami come le Rx al torace, a spalla, gomito, femore o bacino eseguite con macchinari portatili, che garantiscono una qualità diagnostica sovrapponibile a quella dei reparti di radiologia”, assicura Accarino. “Il servizio – spiega - sarà attivato per patologie cardiache, delle vie respiratorie, oncologiche, neurologiche e osteoarticolari, fermo restando che le urgenze dovranno essere comunque trattate in ospedale”.

Un modello pensato per fronteggiare lo tzunami geriatrico che ha investito l’Italia, venendo incontro alle esigenze di anziani spesso afflitti da pluripatologie e con disturbi cognitivo-comportamentali, a rischio di aggravarsi con il trasferimento in un luogo estraneo come l’ospedale. Del resto, come dimostra l’esperienza analoga maturata alla Città della salute di Torino, non solo la qualità clinico-diagnostica dei radiogrammi eseguiti a domicilio è sovrapponibile a quella degli esami effettuati in ospedale, ma anche i costi sembrano essere ridotti rispetto agli esami eseguiti in ospedale, mentre il gradimento dei pazienti risulta altissimo. Inoltre, l’esperienza dimostra che la relazione tra paziente e professionista è molto favorita, con grande beneficio e soddisfazione di entrambi. L’esperienza torinese ha confermato che l'esecuzione delle radiografie non solo è sostenibile in termini tecnici, di sicurezza e di qualità delle immagini, come già noto peraltro in letteratura, ma anche efficace, perché attraverso la prevenzione della comparsa di complicanze consente di migliorare la qualità dell'assistenza e il benessere dei pazienti, in un'ottica di sempre maggiore umanizzazione delle cure. Il servizio servirà inoltre a ridurre le liste d’attesa nei servizi di radiologia ospedaliera e a migliorare l’assistenza nelle Rsa, senza allontanare dalle stesse residenze il personale di assistenza ed evitando di impegnarlo a gestire disturbi comportamentali importanti conseguenti al trasferimento.

La crescita delle coperture vaccinali grazie alla sanità digitale

Una piattaforma per l’informatizzazione dei dati vaccinali e il monitoraggio in tempo reale delle coperture, che ha permesso di raggiungere risultati oltre la media nazionale: una copertura di oltre il 95% per l'esavalente e di quasi il 95% per il vaccino contro morbillo, epatite e rosolia. Si tratta dell’Anagrafe Vaccinale Regionale campana, che rappresenta un’evoluzione della Piattaforma GEVA (GEstione VAccini) e che funge da vera e propria dorsale gestionale delle vaccinazioni per la Regione. Uno strumento di cui negli ultimi anni sono state dotate le Aziende sanitarie locali - Asl Napoli 1 Centro, Asl Napoli 2 Nord, Asl Napoli 3 Sud, Asl Salerno, Asl Caserta, Asl Avellino e Asl Benevento - e i servizi di epidemiologia e prevenzione, che hanno così avuto la possibilità di elaborare i dati esistenti e di aggiornare in tempo reale le coperture relative ai vaccini obbligatori - regolati dalla Legge 119/2017 - e non obbligatori.

Grazie all’informatizzazione dei dati, è stato possibile avere un’idea più chiara del fabbisogno vaccinale delle singole Aziende e di poterlo soddisfare mettendo a disposizione un “magazzino informatico”, dove richiedere alla Regione la corretta quantità di vaccini in base alla richiesta di copertura vaccinale. A perfezionare questo processo, il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta e dei medici di medicina generale, che ha consentito - grazie al rapporto fiduciario con i pazienti - di fare corretta informazione sulla prevenzione e di favorire la somministrazione dei vaccini, anche quelli non obbligatori, la cui copertura è passata dal 4 al 62%. Il risultato? Una riduzione dei ricoveri, dell’uso inappropriato di farmaci e, dunque, un miglioramento della salute e della qualità della vita dei pazienti, con un conseguente abbattimento dei costi della sanità pubblica.

Un reparto a conduzione ostetrica

Un reparto di ostetricia gestito esclusivamente da ostetriche, senza il supporto di personale infermieristico. È il modello organizzativo e assistenziale monoprofessionale già sperimentato in alcune regioni del Nord Italia, di recente applicato all’Ospedale Pertini di Roma, al San Carlo di Potenza e al Sant’Annunziata di Taranto e che per la prima volta approda anche a Napoli, al Reparto di Ostetricia della Clinica Mediterranea. Qui sono le ostetriche a occuparsi della presa in carico di tutto il processo assistenziale della donna in gravidanza, dall’inizio al post-partum. 

Un modello innovativo, che riserva alle ostetriche - che posseggono competenze specifiche in ambito ostetrico-ginecologico - la gestione del reparto di ostetricia, impegnando gli infermieri, con competenze relative invece all’assistenza sanitaria complessiva dei pazienti, nei settori in cui la presenza di questi professionisti è carente. Il risultato è una maggiore razionalizzazione dell’impiego di risorse umane grazie all’utilizzo appropriato delle diverse figure professionali, il miglioramento della qualità dell’assistenza e delle cure offerte, oltre a una maggiore soddisfazione – rilevata attraverso questionari di gradimento - da parte di pazienti e professionisti.

Sconfiggere i tumori con prevenzione e anticipazione diagnostica

La prevenzione e l’anticipazione diagnostica, insieme all’adozione di un corretto stile di vita, costituiscono un’arma efficace contro i tumori, in particolare contro quello della mammella. A dimostrarlo sono gli ultimi dati relativi alla Regione Campania, dai quali emerge come negli ultimi anni sia aumentato il numero di casi di tumore alla mammella ma sia al contempo diminuito il tasso di mortalità per le donne che sono riuscite a diagnosticarlo in tempo sottoponendosi a visite preventive. Ed è proprio per rilanciare la cultura della prevenzione che il gruppo campano della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM), in convenzione con l’Istituto scolastico regionale e in collaborazione con il Comune di Napoli, l’Asl Napoli Centro, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) e l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI), ha realizzato a Napoli e provincia nell’anno scolastico 2018-2019 il Progetto Quadrifoglio: una serie di iniziative di formazione nelle scuole (21 istituti scolastici -13 medie e 8 superiori - per un totale di 1.660 alunni coinvolti) che hanno riguardato la prevenzione oncologica e, nello specifico: la disassuefazione dal fumo, la sana alimentazione e i corretti stili di vita, l’autopalpazione del seno nella prevenzione senologica, l’autopalpazione dei testicoli nella prevenzione urologica maschile, l’igiene orale e la prevenzione dentale. La SIRM, in convenzione con la LILT, inoltre, nel 2018 ha prodotto e diffuso due opuscoli per diffondere nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle aziende, tra le le associazioni la cultura della prevenzione nella donna e l’importanza di interrompere la dipendenza dal fumo. Corretti stili di vita, prevenzione e diagnosi precoce sono infatti fondamentali per scongiurare patologie, salvare vite umane, ma anche per ridurre sensibilmente i costi del sistema sanitario nazionale.

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