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"Cure di prossimità per una sanità più equa e sostenibile", su Fortune Italia l'intervista a Giovanni Migliore

24/12/2021
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di Margherita Lopes

Rinnovamento tecnologico e rafforzamento dell’assistenza sul territorio. Ma anche una nuova attenzione ai professionisti della salute: “Toccherà a loro misurarsi con le progettualità del Pnrr e garantirne il successo”. È la ricetta del presidente della Fiaso (Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere) Giovanni Migliore, che invita a fare tesoro dell’esperienza della ricostruzione del Ponte Morandi.

Presidente Migliore, non posso non chiederle un parere sulla situazione pandemica: cosa si aspetta per l’autunno, e come si stanno preparando Asl e ospedali italiani?

Il quadro generale non è ancora quello di un Paese che si è lasciato definitivamente alle spalle la pandemia, ma siamo in una condizione migliore rispetto a un anno fa. La differenza l’hanno fatta i vaccini. Grazie all’impegno del management della sanità nel trovare soluzioni innovative, la campagna vaccinale è andata avanti anche ad agosto nei luoghi di vacanza per intercettare soprattutto i più giovani, in vista dell’avvio dell’anno scolastico: penso ai camper per i vaccini in spiaggia o nelle piazze della movida fino a notte. È uno sforzo che ha dato i suoi frutti e ha avuto il merito di non far calare l’attenzione sul tema.

Operatori, macchinari, digitalizzazione: tre criticità o tre opportunità in vista degli investimenti del Pnrr?

Non c’è dubbio che si tratti di grandi opportunità. Le risorse previste dal Pnrr ci consentiranno di ammodernare il parco tecnologico e di investire sulla digitalizzazione, che non è solo questione di infrastrutture, ma anche di formazione e, più in generale, di crescita diffusa della cultura che la sottende. La sfida per la digitalizzazione, infatti, riguarda flessibilità e capacità di adattamento dei professionisti e si gioca molto sul terreno dell’aggiornamento e del rinnovamento delle competenze. Rafforzare l’investimento in capitale umano servirà a rispondere sempre più e meglio ai bisogni dei cittadini.

Per molti mesi gli ospedali italiani, convertiti in centri Covid, sono stati inaccessibili per quanti soffrivano di altre patologie. Si è parlato di un importante ritardo diagnostico, a che punto siamo, e cosa si sta facendo per intercettare i tanti pazienti persi?

Si tratta di un problema serio, in gran parte legato al momento più duro della pandemia, quando sono stati chiusi reparti e servizi per fare spazio ai posti letto Covid-19. Al termine del lockdown le Aziende sanitarie sono riuscite a organizzare programmi di recupero di esami diagnostici, visite specialistiche, interventi chirurgici. Il problema si è riproposto di nuovo con l’autunno, anche se in misura minore. Va ricordato che già dopo i primi mesi di emergenza molte strutture hanno cominciato a sfruttare la telemedicina che ha consentito, con visite a distanza e controlli da remoto, di raggiungere alcune categorie di malati cronici. Il problema tuttavia esiste e sarà uno dei temi dell’agenda delle politiche sanitarie nel periodo post-pandemico.

Il Pnrr apre una stagione di investimenti, dopo anni di tagli. Ma cosa fare per assicurarci che gli investimenti siano spesi bene, e quali sono le priorità per la Fiaso?

Rinnovamento tecnologico e rafforzamento dell’assistenza sul territorio sono priorità anche per noi. Ma bisognerà impegnare risorse che garantiscano anche attenzione
sui professionisti: toccherà a loro misurarsi con le progettualità del Pnrr e garantirne il successo. Quanto alla capacità di spendere bene, il management ha dimostrato, ancora di più durante l’emergenza, di saper gestire con competenza le risorse. Serviranno, sulla scia dell’esperienza virtuosa di ricostruzione del Ponte Morandi, modelli di governance chiari e ben definiti. Inoltre, saranno fondamentali il monitoraggio continuo dello stato di avanzamento dei progetti, con l’obiettivo di rispettare il cronoprogramma degli interventi, e la massima trasparenza nella spesa dei fondi con report aggiornati e chiari.

La sanità è costretta a fare i conti con una annosa carenza di specialisti, e di infermieri. Ci troveremo di fronte alla necessità di importarli, come accade all’estero? Qual è il fabbisogno e quali le aree più in sofferenza?

La pandemia ha reso più visibile un fenomeno di cui si discuteva da anni. Alla carenza di borse di studio per la specializzazione medica si sono aggiunti gli effetti dei provvedimenti riguardanti la possibilità di pensionamento anticipato. Stime recenti dell’Anaao-Assomed calcolano che entro il 2025 mancheranno all’appello 16.700 specialisti, tra medici d’emergenza-urgenza, internisti, pediatri, anestesisti rianimatori, chirurghi, cardiologi, solo per citare le maggior criticità. Quanto agli infermieri, i dati dell’Ocse ci dicono che in Italia sono 5,7 per 1000 abitanti, contro una media dei Paesi membri di 8,2. La Fnopi stima in 63.000 le unità mancanti. Per quanto riguarda il reclutamento, penso che la strada maestra sia sempre quella di una programmazione attenta che tenga conto dei tempi: un buon professionista della sanità non si forma in qualche mese. In tutti questi anni non sono mancate le analisi, ma le decisioni. Certo, va nella giusta direzione l’aumento per il 2022 delle borse di specializzazione medica voluto dal ministero della Salute.

Da eroi i medici ospedalieri sono finiti al centro degli attacchi no vax. La Fiaso si è schierata nettamente al fianco dei suoi operatori sanitari. Ma perché, secondo lei, ci siamo ritrovati ancora una volta di fronte a una contrapposizione così netta, che evoca il tifo da stadio piuttosto che la salute?

Polarizzazione del dibattito e radicalizzazione delle posizioni sono fenomeni ai quali ci siamo ormai abituati, e non è stata la pandemia a portarceli. In questo contesto, la comunicazione ha avuto un ruolo cruciale. Eppure, a partire dalle agenzie istituzionali, non sempre sono stati veicolati messaggi univoci. La stessa comunità scientifica, che legittimamente fa della dialettica tra posizioni anche radicalmente diverse un metodo di lavoro, non è sembrata sempre consapevole di essere ascoltata da una opinione pubblica ben più ampia di quella degli addetti ai lavori e alla ricerca di informazioni e di orientamento. Infine, non si può dimenticare il ruolo della rete, nel bene e nel male.

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