Il messaggio del presidente Quintavalle. Fiaso rafforza l’impegno sui territori
Roma, 4 marzo 2026 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, Fiaso ribadisce l’urgenza di rafforzare su scala nazionale le politiche di prevenzione e di presa in carico di una patologia cronica complessa che coinvolge milioni di cittadini e incide profondamente sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
In Italia l’emergenza peso coinvolge numeri imponenti: quasi 6 milioni di persone sono obese e oltre 23 milioni convivono con i chili di troppo. A destare particolare allarme è l’aumento di bambini e adolescenti in sovrappeso, una tendenza che anticipa l’insorgenza di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche. Agire fin dall’infanzia diventa quindi una leva decisiva per contenere l’ondata futura di malattie.
Le conseguenze poi non sono solo sanitarie: l’obesità incide pesantemente anche sui conti pubblici, con un costo stimato superiore ai 13 miliardi di euro l’anno, legato soprattutto alle complicanze cardiometaboliche e alle patologie correlate, incluse diverse forme tumorali.
La recente legge quadro sull’obesità ha segnato un passaggio decisivo: il riconoscimento dell’obesità come malattia e l’avvio di un programma nazionale di prevenzione e formazione costituiscono la cornice entro cui costruire un’azione strutturale e omogenea su tutto il territorio.
“Questa Giornata – evidenzia Giuseppe Quintavalle, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) – deve tradursi in un’accelerazione concreta. La prevenzione deve partire dall’età pediatrica, coinvolgendo scuole, famiglie e comunità locali, per evitare che il sovrappeso infantile si trasformi in cronicità adulta. Su questo punto giocano un ruolo fondamentale i Dipartimenti di Prevenzione nelle Asl”.
Secondo Fiaso, in linea con i principi della legge, è necessario rafforzare programmi strutturati di screening territoriale per sovrappeso, obesità e rischio cardiometabolico, promuovere l’educazione alimentare e l’attività fisica nelle scuole e attivare percorsi assistenziali differenziati, con presa in carico multidisciplinare per i casi ad alto rischio e interventi educativi mirati per la popolazione generale.
“Il modello di medicina di iniziativa già adottata in molte Regioni permette non solo di migliorare gli esiti clinici, ma anche di ridurre ricoveri e complicanze croniche, con un contenimento dei costi assistenziali e un reinvestimento delle risorse nel Ssn. È il momento di trasformare la prevenzione in un investimento strutturale – conclude Quintavalle – per la salute dei cittadini, a partire dai più giovani, e per la sostenibilità del nostro sistema sanitario pubblico”.
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