Roma, 27 giugno 2026 – Mentre l’Italia aspetta la fine del caldo estremo, cosa sta succedendo nei pronto soccorso? Il sistema tiene, è la sintesi che ripetono tutti, da Giuseppe Quintavalle, presidente nazionale Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) ad Alessandro Riccardi, numero uno Simeu (Società italiana della medicina di emergenza-urgenza).
Da qualche giorno si ripete un dato, trasversale alle fonti, che stima in un 10-15% l’aumento degli accessi per problemi legati a temperature e umidità record.
Riccardi però bacchetta il governo su un punto preciso: “Continuare a spendere un miliardo nelle cooperative sanitarie è una soluzione strana. Sono soldi buttati via per un’assistenza di bassa qualità. Investiamoli piuttosto nell’aumento di stipendio, per invogliare i medici”. Perché la fuga dal pubblico e soprattutto dai reparti dell’emergenza è una realtà.
Dottor Quintavalle, lei è anche direttore dell’Asl Roma 1, ‘cura’ quindi oltre un milione di abitanti. Sta funzionando il ‘codice caldo’ nei pronto soccorso?
“La circolare di Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento prevenzione del ministero, è completa. Prevede un trattamento tempestivo per malori da afa, disidratazione e colpi di calore. Quello che serve”.
Si raccomanda anche di evitare “ricoveri inappropriati, al fine di tutelare le fasce vulnerabili”.
“Da qualche giorno, vista la persistenza del calore, abbiamo avviato un monitoraggio, raccomandando prima di tutto di sfruttare il più possibile le case di comunità, che possano intercettare i bisogni dei più fragili. Sono utilissime anche per avere un po’ di refrigerio”.
Un po’ come i rifugi climatici, che però non sono ovunque. Intanto qual è la tendenza di questa estate considerata peggiore rispetto a quella del 2003?
“Al momento possiamo dire che si registra un aumento degli accessi al pronto soccorso per problemi legati al caldo soprattutto nelle grandi città turistiche, fenomeno stimato tra il 10 e il 15%. Il problema è dato dall’incrocio di vari fattori: la durata, con temperature straordinarie, superiori di 10 gradi a un’estate normale, abbinate alla percentuale di umidità. Noi non siamo abituati”.
In questi giorni circolano numeri choc sui morti da caldo: 212 in Spagna, mentre uno studio pubblicato dall’Economist prevede addirittura il rischio di 12mila morti in Europa in soli tre giorni.
“Bisogna vedere bene caso per caso. Non sono per creare uno stato d’allarme. Non serve avere paura, piuttosto dobbiamo avere precauzioni. Anche perché è evidente che le concause possono essere varie. La mortalità non è legata direttamente al caldo ma è chiaro che temperature elevate creano scompensi metabolici in soggetti fragili, e questo aumenta l’incidenza dei decessi”.
Il messaggio finale qual è?
“Se questo stato di cose persiste, monitoreremo ancora di più l’andamento, favorendo l’assistenza a domicilio ed evitando accessi inappropriati nei pronto soccorso”.
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