Si chiude in Calabria la prima tappa di MED Salute – “Economia e Salute. La sfida della sostenibilità nel Mezzogiorno”, iniziativa promossa da Fiaso e Regione Calabria, con l’organizzazione di Motore Sanità, che per due giornate ha riunito le otto Regioni del Sud insieme a istituzioni, aziende sanitarie, professionisti e comunità scientifica.
Un ricco programma di incontri e tavoli di lavoro ha affrontato i principali temi del Servizio sanitario nazionale: appropriatezza e liste d’attesa, medicina di prossimità, innovazione digitale e intelligenza artificiale, PDTA e reti clinico-assistenziali, politica del farmaco, prevenzione e salute mentale. Spazio anche alla comunicazione, come leva per accompagnare il cambiamento e rafforzare il rapporto tra aziende sanitarie e cittadini.
“Ringrazio le istituzioni nazionali e regionali, i direttori generali, i professionisti e tutti coloro che hanno contribuito a queste due giornate portando esperienze e proposte – ha sottolineato il presidente Fiaso, Giuseppe Quintavalle -. Questa è la prima tappa di un percorso partito dal Mezzogiorno e che proseguirà nel Centro e nel Nord del Paese. Vogliamo mettere a sistema le migliori esperienze, individuare soluzioni efficaci e replicabili e arrivare a una sintesi nazionale, con un documento Fiaso da sottoporre alle istituzioni. Non un elenco di criticità, ma proposte operative costruite sull’esperienza di chi ogni giorno governa aziende sanitarie e ospedali. Dobbiamo passare sempre di più da una sanità della prestazione a una sanità della presa in carico – ha aggiunto -. I PDTA sono essenziali per accompagnare la persona lungo il percorso di cura, integrare ospedale e territorio e garantire risposte appropriate ai bisogni. Vanno governati i percorsi, non soltanto le singole prestazioni”.
Al centro della seconda giornata anche l’innovazione nella trasformazione dell’assistenza sanitaria, con l’intervento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, che ha richiamato priorità e risultati, ma anche nuove prospettive in ambito sanitario.
“In questi anni abbiamo lavorato con le Regioni e con i territori per mettere l’innovazione al servizio della sanità e rendere scalabili a livello nazionale le esperienze migliori – ha evidenziato Butti -.
Abbiamo raggiunto gli obiettivi del PNRR, oltre 550mila persone sono state raggiunte dall’assistenza e oggi il 90% dei documenti del Fascicolo sanitario elettronico è digitale. Ma la tecnologia non è la panacea di tutti i mali: non basta introdurla in un ospedale perché funzioni meglio. Occorre rivedere i processi, investire nella formazione continua e fare in modo che l’innovazione liberi tempo di medici, infermieri e operatori da restituire alla cura delle persone. Soprattutto nel Mezzogiorno può contribuire a superare distanze e criticità territoriali e a migliorare i servizi. La trasformazione tecnologica deve però essere governata dalle direzioni e non può essere delegata a chi fornisce tecnologia”.
Dai tavoli di lavoro è emersa la necessità di integrare organizzazione, innovazione e competenze, valorizzando le esperienze che hanno già prodotto risultati e possono essere adattate e replicate in altri territori. Un metodo che Fiaso porterà avanti nelle prossime tappe del percorso.
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